Vi è mai successo di trovarvi all’estero e di sfogliare una brochure o leggere un cartello scritto nella lingua del paese e poi tradotto in varie lingue, fra cui anche l’italiano? E magari un italiano evidentemente figlio di una specie di traduzione prodotta da macchine come Google Traduttore e assolutamente non verificate da una persona madrelingua?
Qual è stata la vostra reazione? Probabilmente vi è scappata una risatina per una frase di cui più o meno si può (forse) intuire il senso, ma che voi madrelingua non avreste mai detto in quella forma…bene, ora pensate se nelle mani di un cliente dovesse finire del materiale della vostra azienda tradotto così? Molto probabilmente l’idea che il cliente ne avrebbe, sarebbe quella di una comunicazione aziendale davvero poco curata e quindi sarebbe un pessimo biglietto da visita.
Tradurre non significa solo riportare il senso di un testo da una lingua all’altra, ma anche permettere al lettore nella lingua d’arrivo, di fruire di un testo scorrevole e curato nella sua lingua: l’obiettivo dev’essere quello di permettergli di leggere un testo chiaro dandogli l’impressione che quel testo sia nato in quella lingua, non che sia il frutto di una traduzione. Per questo, anche se l’aiuto della tecnologia è sempre più presente nel lavoro del traduttore, l’ultima parola spetta comunque al professionista, madrelingua, che è in grado di permettere all’utente finale di fruire di un’esperienza ottimale.